viernes, 28 de septiembre de 2018

The Faculty of human, canonical and religious sciences of the Catholic University of Murcia at the forefront of the study of the canonical form.

The contribution of the Dean, Javier Belda Iniesta, to the fine research work of Professor Manuel J. Arroba.



Professor Manuel J. Arroba, one of the most eminent experts in procedural canon law, gives his opinion regarding the choice of the “Apostolic Constitution” form for the document entitled “Episcopalis Communio” by Pope Francis, that aims to reform the synod of the bishops. This research is also based on the knowledge and competences of Dr. Javier Belda Iniesta, Dean of the Faculty of human, canonical and religious sciences, who, with the support of his students, has contributed to the gathering of information that is essential for the orientation of the research. 
Per emanare la legge con la quale creava il sinodo dei vescovi, Paolo VI scelse la forma di una lettera apostolica data motuproprio (Apostolica sollicitudo); ora, per la sua riforma, Francesco ha provveduto tramite una costituzione apostolica (Episcopalis communio). Dal punto di vista canonico la circostanza merita riflessione, sia rispetto al contributo che da essa può provenire allo studio sulla diversità di forme dei documenti pontifici legislativi, sia soprattutto per favorire una più ricca e integrale ricezione della normativa appena promulgata.
La qualifica dei documenti pontifici esula dalle disposizioni dei codici sulle leggi canoniche; nella storia si assiste alla progressiva moltiplicazione di forme delle norme papali senza ragioni che permettano di indicare criteri oggettivi sicuri sull’elemento specifico di ciascuna. Rispetto alle due forme che ora interessano, l’attenzione degli autori ricade su vari aspetti. Innanzitutto sul contenuto. Si dice che le costituzioni apostoliche sono la norma «di livello più elevato», contenenti leggi per la Chiesa universale o per una particolare, mentre il motuproprio tratta «solitamente di problematiche di minore importanza», seppur non ci siano differenze rispetto all’autorità giuridica di ambo le forme (Péter Erdő, Storia delle fonti del diritto canonico, Venezia, 2008, pagine 140-141). Da ciò il numero molto ridotto di costituzioni apostoliche rispetto ai motupropri. Volgere l’attenzione solo al contenuto non sembra però sufficiente; per una questione della massima importanza, come la riforma dei processi di nullità matrimoniale, Francesco ha scelto di provvedere con norme date motuproprio. Sembra invece significativa la differente estensione dell’incidenza che la norma ha nell’ordinamento: per provvedimenti di ampio impatto (come la promulgazione dei codici o la riforma integrale della curia) si è fatto ricorso a costituzioni apostoliche; i motupropri sui processi matrimoniali hanno invece a oggetto modifiche riconducibili soltanto a pochi canoni, senza intaccare gli elementi essenziali del giudizio.
Si segnala anche come aspetto discriminante il genere del documento in relazione ai munera pontifici. Per l’esercizio del munus regendi, le costituzioni apostoliche sarebbero la forma usata per emanare leggi e organizzare i territori ecclesiastici, mentre si ricorre ai motupropri per questioni attinenti all’organizzazione della Curia romana o agli affari temporali della Chiesa (Eutimio Sastre Santos, Documentos pontificios, in Diccionario general de derecho canónico, III, Pamplona, 2012, pagine 458-461). In realtà, i citati motupropri sulla riforma del processo non riguardano direttamente organismi della curia; ci sono inoltre casi relativamente recenti di costituzioni apostoliche il cui oggetto essenziale appartiene al munus docendi (come la Fidei depositum con la quale Giovanni Paolo II promulgò il Catechismo della Chiesa cattolica) o al munus sanctificandi (come la Sacram unctionem infirmorum di Paolo VI sul rinnovamento della dottrina e prassi sul sacramento).
Un altro aspetto interessante, legato all’etimologia della forma, è il tipo di iniziativa che provoca il provvedimento. Si può pensare che i motupropri siano di iniziativa diretta del Pontefice, spesso motivata dall’urgenza nel disciplinare una questione, mentre le norme date tramite costituzione apostolica derivino da un’esigenza e iniziativa ecclesiale maggiore (costituzione deriva da cum-statuere), che richiede una solida collaborazione nella fase di preparazione. Riferendoci ancora ai motupropri sui processi matrimoniali, il Papa ha avuto un ruolo determinante nel portare avanti in tempi brevi la riforma, ma non è esatto (viste le risposte ai questionari preparatori delle assemblee sinodali del 2014 e del 2015) attribuire solo a lui l’iniziativa, tralasciando il peso dell’esigenza ecclesiale raccolta ed espressa dalla maggior parte dei vescovi. Tale diversità di criteri identificativi spiega la più ovvia e superficiale tra le considerazioni: che la differenza tra costituzione apostolica e motuproprio possa non provenire da altro che dalla denominazione di fatto utilizzata, intendendo quindi che la medesima sia frutto di una scelta soggettiva del legislatore. Ciò spiegherebbe che, a differenza di quanto accaduto ora sulla riforma del sinodo dei vescovi, spesso si ricorra alla stessa forma utilizzata nel corpo normativo sul quale si interviene; si pensi al recente provvedimento sugli studi ecclesiastici, dove si è fatto uso di una costituzione apostolica (Veritatis gaudium) nonostante l’intervento modificativo sia di estensione piuttosto ridotta rispetto alla normativa precedente (Sapientia christiana).
In realtà l’opzione compiuta da Papa Francesco per rinnovare il sinodo dei vescovi suggerisce che non sia possibile ricondurre la distinzione tra le forme di un documento pontificio all’uno o all’altro tra gli aspetti indicati, isolatamente considerati, mentre appare necessario riferirsi a tutti nella loro relazione. Tale orientamento conferma l’idea secondo la quale, nella prospettiva della storia del diritto canonico, la forma appare il prodotto di un insieme di elementi: della mentalità giuridica del momento, della circostanza che provoca l’attività legislativa e della coscienza con la quale il legislatore ritiene di coniugare la sua responsabilità ministeriale specifica rispetto alle attese dell’intera Chiesa (Javier Belda Iniesta, Las relaciones papado-imperio en el desarrollo de las fuentes canónicas, in Apollinaris, 89 [2016], pagina 12). Così, una costituzione apostolica sembra essere la forma da riservare per un corpo normativo della maggiore importanza, rivolto a tutto il popolo di Dio e non solo a coloro che hanno una responsabilità ministeriale o un ufficio, rispondente a una esigenza che possa considerarsi proveniente dal basso, con contenuti incidenti, almeno potenzialmente, in tutto l’ordinamento e non solo in un suo settore specifico, nonostante vertano solo su una istituzione concreta. Al contrario, i motupropri appaiono la forma più adeguata quando si tratta di un corpo normativo dall’oggetto più ristretto, spesso ritenuto urgente, con modifiche di una normativa precedente che, pur importanti, non alterano gli elementi sostanziali dell’istituzione di cui si tratta.
Quanto detto aiuta a comprendere perché Francesco non abbia mantenuto la forma della precedente normativa. Paolo VI si servì di un motuproprio perché, pur riallacciandosi alle attese conciliari sulla sollecitudine dell’episcopato per la Chiesa universale, il suo ruolo e la sua persuasione personale come Pontefice furono determinanti nella creazione e, soprattutto, nella denominazione di questo consiglio permanente di sacri pastori, nonché nei tempi per provvedere (senza aspettare cioè la finalizzazione del documento conciliare sul ministero episcopale, il futuro decreto Christus Dominus), auspicando il successivo perfezionamento della normativa. Se Francesco ha preferito servirsi di una costituzione apostolica, ritenendo forse di interpretare un’esigenza ecclesiale più ampia rispetto alla reale efficacia e funzionalità del sinodo dei vescovi, è probabilmente perché l’obiettivo del rinnovamento normativo non si esaurisce nell’organismo sinodale ma, attraverso di esso, include un progresso nella sinodalità come modo costitutivo di essere Chiesa e, pertanto, di svolgere i ministeri ecclesiali e altre responsabilità personali.
La forma fontis scelta, proprio perché è la più alta nel manifestare l’incidenza delle nuove norme nel cammino dell’intera Chiesa, implica che la loro ricezione non va ricondotta solo a migliorare la partecipazione in occasione dei vari tipi di assemblea sinodale, ma anche a evitare il rischio di scollamento con il sentire del popolo di Dio, di cui sono manifestazione elementi come la mancata istituzione degli organismi diocesani di partecipazione obbligatori per diritto; l’omissione frequente della loro consultazione, anche se stabilita come modo ordinario di agire per atti di governo affidati a uffici personali; e, più in generale, quell’individualismo e quel clericalismo (a volte messo in atto dagli stessi fedeli laici) che impediscono di sperimentare la gioia profonda che proviene dal camminare insieme, nella varietà di carismi e ministeri, certi della presenza del Signore, per portare al mondo la gioia del Vangelo in costante rinnovamento.
di Manuel Jesús Arroba Conde, Preside dell’Istituto «Utriusque Iuris»

martes, 18 de septiembre de 2018

Fourth Annual Law and Theology Day


“Our main objective is to help the Pope with his mission”


On May 18th, 2018, the 4th Law and Theology Day, organised by the International Chair Innocent III, took place in the UCAM. The speakers included Monsignor Filippo Iannone, the new president of the Pontifical Council for Legislative Texts.


   With his speech, Monsignor Iannone highlighted that the objective of his dicastery is to “help the Pope in his mission, and its specific function, in the field of canon law, consists in receiving the new laws as well as the laws in force, which must be interpreted in order to propose solutions”.


Throughout the event, talks were given about topics such as the synodal institution, seen as an element of the primitive Church: from the shared responsibility to the ‘sacra regula’, with the speech of Javier Belda, dean of the Faculty of Human and Religious Sciences of the UCAM. 

Emile Kouveglo, professor of Law of the People of God in the Pontifical Lateran University of Rome, made a reflection regarding the topic of synodality nowadays, in light of the Second Vatican Council.

On the other hand, the president of the University, José Luis Mendoza, stated that, throughout these days, a reflection was made regarding the concept of synodality, seen by the Church as a way to “walk together”, in communion with Christ and the Pope.                                                                              


The vice rector of Religious Matters of the Catholic University, José Alberto Cánovas, and the president of the Institutum Utriusque Iuris of the Pontifical Lateran University, Manuel Arroba participated in the event as well. Students and professors of the Law and Business Faculty attended the event.


HOY DESTACAMOS:

The new issue of our Scientific Journal

Vergentis Number 6 An in-depth focus on the “The judicial process”, which is analyzed from different perspectives. Available on: ...